ALBERTO PARIGI

Quinte

Alberto Parigi,  "Quinte"

Alberto Parigi nasce a Firenze dove vive e lavora. Compiuti gli studi classici si laurea in architettura e per quarant’anni esercita la professione di architetto senza rinunciare alla sua passione per il disegno e la pittura. Nei primi anni ‘60 l’inizio della sua attività pittorica con la partecipazione ad alcune collettive.

Nel 1973 esordisce nella sua prima personale. Molteplici le tematiche affrontate dalla sua pittura: paesaggi di acque ferme e pontili, deserti e montagne, esodi e arcane figure e soprattutto paesaggi urbani con assiepate quinte di edifici.

Dal 1999 in poi si ripropone al pubblico con maggiore frequenza in varie collettive a Firenze, Bologna, Londra e Parigi e in numerose personali (a Firenze, Castiglioncello, Bologna, Milano, Treviso, Pietrasanta e Forte dei Marmi).

Nel febbraio 2020 partecipa ad Arteinfiera Dolomiti di Longarone.

“Tommaso Paloscia definì Alberto Parigi, con acuta invenzione, archipittore. Con più consunta ma calzante definizione lo si può definire pittore del silenzio…. E la magia di Parigi è: talvolta fermare il tempo in una immemoriale atemporalità, talvolta togliere voce alle cose dipinte per via di una laica solennità, di una calcinata, bruna antichità di affresco...
C’è nella costante volontà costruttivista una cezaniana forza di restituire cubicamente il reale, anche grazie alla resa pittorica per tasselli o tessere di colore. …
Parigi pittore del silenzio, a volte magico archipittore sa stendere su marine campagne e città un invisibile costante velario di solitudine, quando il pennello magicamente meglio obbedisce al cuore.” Così scrive Pierfrancesco Listri.

E Carlo Sisi : "…..Nella vigile tessitura volume-colore-luce, più che la narrazione di un tema, si percepisce in definitiva il senso arcano che avvolge la natura delle cose, l’essenziale definizione di parvenze che corrispondono certo a osservazioni sul dato ma che l’istinto del pittore leviga, per così dire, sino a darcene la trasparente metafisica realtà come moltiplicata e resa instabile dalla mediazione visiva di un prisma.”.