MARISA PASTRELLO

Amare la terra

Marisa Pastrello

Marisa Pastrello nasce a Scorzè e risiede a San Zenone degli Ezz. Da sempre appassionata d’arte, nel 1967 è medaglia d’argento, Senato della Repubblica, al concorso nazionale, sezione scultura. Frequenta scuola di disegno tecnico e laboratorio nonché grafica incisoria, acquaforte e tecnica della terracotta. Ha partecipato a parecchie mostre. E’ stata per parecchi anni nel settore della laccatura, della decorazione e della riproduzione di opere di grandi artisti del passato. Usa con passione la matita, il carboncino, l’acquerello, l’olio e la terracotta. Dal 2019 realizza opere per valorizzare il territorio. Opere presentate alla sua personale del 2019/2020 così:” Ho osservato la natura, la meraviglia dei suoi colori nell’alternarsi delle stagioni. Le emozioni che mi ha trasmesso ha fatto nascere in me il desiderio di darle voce, di rappresentare quanto ci circonda: i boschi, le colline, i campi, i torrenti ed i ruscelli ricchi di vita, l’uomo ed il suo lavoro. Le ho quindi prestato i miei pennelli cercando di sottolineare, nei miei dipinti, tutta quella bellezza ed armonia. Oggi, dove ogni giorno tutto va veloce, dobbiamo cercare di rallentare per poter osservare, vedere e scoprire quanti doni la natura ci offre. Questo dunque il filo conduttore delle opere esposte: Terra, Acqua, Vita”.

Amare la terra

Ho osservato la natura, la meraviglia dei suoi colori nell’alternarsi delle stagioni. Le emozioni che mi ha trasmesso hanno fatto nascere in me il desiderio di darle voce, di rappresentare boschi, colline, campi, torrenti e ruscelli ricchi di vita, l’uomo ed il suo lavoro. Le ho quindi prestato i miei pennelli”: ecco, di pura e luminosa evidenza, la guida sensibile di Marisa Pastrello. Gli occhi del cuore vedono la natura come culla d’amore, radice viscerale di ogni emozione e affetto, gravida di languori nelle idilliche vedute; colgono un tempo circolare, intensissimo nei sapienti gesti ripetuti tra campi e boschi, diverso dalla veloce imposizione che ci sposta verso il nulla avanti; distingue le cose e gli esseri minimi, cui non si bada più, ma che invece assegnano senso e verità ai momenti di ogni giorno, alla loro magica e invisibile essenza; accarezzano le persone care, le vagheggiano con tenera elettività. Le sue mani d’oro, soavemente assistite da una tecnica sempre affinata negli anni, dispiegano dalle corde sentimentali trasparenti la vera humanitas, cui nessuno può davvero rinunciare. L’acquerello ci rivela tutta la gentilezza e la preziosità di questa poetica, all’un tempo raffinata ed immediata. E’ poesia e alle rime e ai versi, allo spazio della pagina che isola parole, traspone invece il bianco del cartoncino, l’essenzialità degli oggetti, il loro diretto addensarsi dalla luce o come reciproco di un’ombra e dei riflessi, sciorinandoli in musicalità. La stessa poesia fluida di luce è negli oli e nei grandi quadri, che non perdono affatto unità d’ispirazione. La ripresa ravvicinata degli elementi della natura, di parti di campi, sentieri e boschi, porta quasi l’illusione dell’informale, ma rivela il microcosmo, il vitalismo di piante ed esseri profondamente consustanziati con noi e di cui non potremmo fare a meno. Definizione delle immagini e tremolio disparvente vengono contemporaneamente trattate e campeggiano nella nostra suggestione soprattutto i soffioni, materici eppure sul punto di dissolversi, dopo il timido e leggero volo. Le “Amiche di Antonio al Lavoro” è tutto intesto del vibratile affetto delle api per quest’uomo-essere, dolce consuetudine-compagno, tra il linguaggio dei voli, le commistioni con i fiori, gli arabeschi d’ali e di ronzii operosi: una sentimentalità aliena domina il quadro nel peculiare grandangolo pittorico. Con la serie dedicata ai lavori di campagna a rischio di estinzione, l’artista rivendica sicura e certa la loro umana irrinunciabilità, misurata nei gesti seriali, semplici, esatti nella loro secolare ciclicità e nella sequela delle generazioni che li hanno tramandati fino a noi. Il loro destino è tutt’uno con il nostro e con quello della Grande Madre, gaia capacità di donare buoni frutti, di cui il migliore è il Bene che la campagna curata dona al curatore. Su tutto domina un delicatissimo rispetto e le corrispondenze vitali che ivi trasudano sono sì i valori della tradizione, ma travalicano l’aridità della nostra epoca e si trasformano nell’innovazione di cui vieppiù sentiamo l’esigenza e che Marisa vuol diffondere con la sua arte.

Vittorio Caracuta

Marisa Pastrello,  "Amare la terra"

Presentazione a cura di   Vittorio Caracuta

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