SERENA CASALI

ABSTRACT

Serena Casali, biografia

Serena Casali è nata a Napoli il 15/03/1961,  siciliana di origine, docente di Ed. Fisica presso l’IC di Spresiano (Tv), dove vive e lavora. Pittrice e scultrice, ha sempre mostrato un’innata passione per l’Arte che sviluppa come autodidatta, sperimentando a fondo le tecniche pittoriche, donando fascino a tutta la sua produzione artistica con la propria ricerca personale.  Frequenta corsi di pittura, figura, ceramica, raku,  pittura zen, olio e incisione con vari maestri locali e diventa attiva in alcune associazioni artistiche del trevigiano.  Le sue opere ottengono ben presto consensi e sono presenti in diverse collezioni pubbliche e private e documentate in vari cataloghi, gallerie, riviste d’arte, siti web tra cui Euroarte,  Artnow,  Artisti 19, Artisti 20, Celeste network, Italian art,  Soloartedonna.  Ha partecipato a concorsi, collettivi e personali in Italia, Europa e America.

Serena Casali trae ispirazione dai suoi scatti fotografici, congela una scena precisa e poi elabora una mutazione personale che le permette di riflettere sulla ciclicità del tempo. Utilizza tecniche miste e sperimentali, effettua contaminazioni con vari materiali. Predilige il figurativo e il paesaggio, la natura, gli animali e l’elemento acqua; arriva ad una rappresentazione astratto-informale per evidenziare la potenza cromatica e la sua vigorosa energia. Le opere di Serena Casali sono recensite da giornalisti e noti critici d’arte, tra cui Vittorio Sgarbi – Romano Battaglia, Alain Chivilò – Philippe Daverio – Maria Luisa Ferraguti – Sandro Gazzola – Ombretta Frezza – Paolo Levi – Sandro Serradifalco – Giorgio Vulcano – Leonarda Zappulla.




Abstract

Serena Casali, nata a Napoli ma siciliana d’origine, vive in provincia di Treviso dal 1983.
Intraprende una strada, che inizialmente, appare lontana da ciò che sarà la sua passione per l’arte. Fin da piccola si avvicina allo studio del disegno tanto che a scuola le insegnanti consigliano l’indirizzo artistico.
Contrastata negli studi dalla famiglia per pregiudizi e paure, tipiche del tempo, nell’andare degli anni, divenuta madre, Serena avverte dento di sé una forza nuova, un’energia prorompente che la porta, da autodidatta, ad avvicinarsi allo studio del disegno e successivamente alla conquista della
pittura. Decide, in un secondo momento, di frequentare il corso di pittura di Raffaella Tassinari, quello di figura del Maestro Bruno Zago e quelli di pittura del Maestro Ezio Ciprian e di Sonia Ervas, quello di ceramica e ceramica raku delle maestre Annarosa Romano e Belany. Ha esposto in diverse rassegne a livello nazionale ed internazionale, curate da critici come Vittorio Sgarbi e il compianto Philippe Daverio. La sua tecnica cambia continuamente, si evolve, muovendosi in bilico tra olio, acquerello e acrilico, utilizzando la spatola, il pennello e cercando di giungere alla contaminazione dei materiali, prediligendo la stoffa, la iuta, il gesso di Bologna, la plastica e la malta. Da qualche tempo volge lo sguardo anche alla scultura. Nelle sue tele il colore non è mai mero sfondo, bensì voce narrante, intermediario tra l’osservatore e l’artista, una sorta di Virgilio dantesco che ci guida all’interno del viaggio che ognuno di noi compie, facendosi travolgere da un turbine di emozioni,
vibrazioni, sensazioni. Colore che esplode in una tavolozza di tonalità accese, che si muovono nello spazio compositivo, dando vita ad una suggestiva sinfonia cromatica. In ognuna di queste opere, tutto sembra confondersi, i colori primari e secondari arrivano a mescolarsi, sovrapponendosi gli uni agli altri e, come carezze sensuali, arrivano ad avvolgere lo spazio pittorico, muovendosi sinuosamente.
Colore che mi piace leggere in Serena come un’esplosione, un big ben che dal nulla dà origine al tutto, come molecole che si perdono nello spazio infinito, rincorrendosi, incontrandosi, studiandosi, attraendosi e respingendosi, per poi fondersi e dare vita a forme, immagini che raccontano una storia, che raccontano soprattutto il mondo di Serena.
Sono atmosfere sospese, una sorta di visione onirica, avulsa dallo spazio e dal tempo presente, come se l’osservatore venisse dolcemente proiettato all’interno di una realtà che sapora di magia, fiaba, fantasia, dove reale ed irreale si confondono.

Non è una visione che crea disorientamento ma, al contrario, ci consente di poter, per un attimo svestire i grigi panni delle nostre monotono quotidianità per poterci vestire di colori vivi, accesi,
tonalità calde che diventano abbraccio rassicurante, sole che riscalda dopo gelidi inverni, cieli che si protendono verso un’infinità, smarginando i propri confini, facendoci sentire finalmente liberi.
Ogni suo dipinto è una rielaborazione emozionale, cerca, di riuscire a catturare quell’attimo, quell’emozione, quella sensazione per poi trasferirla nella tela,
Pennellate che si fanno dense, pastose, nervose, vibranti, traducono i fremiti dell’anima, l’istintività di ciò che sente, andando oltre le regole, il razionale, ma slegandosi da ciò che è la convenzione, per donare libertà alla sua pittura, conducendola verso un’astrazione che assume un significato
La sua è una pittura emozionale, ciò che prova viene tradotto su tela attraverso un linguaggio cromatico utilizzando una tavolozza che sembra esplodere nello spazio pittorico, una scelta cromatica a volte violenta di rimando espressionista.la struttura compositiva mostra una grande
libertà: non segue regole, dogmi, canoni ma lascia libero sfogo al colore che si muove nello spazio, come corpi che danzano armoniosi, liberi. Le sue bolle di sapone ci conducono in un mondo che appare sospeso, contingente, dove tutto può succedere, dove da un momento all’altro l’ordine delle cose può essere sovvertito, dove ciò che accolgono come rassicurante abbraccio, viene visto e non visto, dove ogni cosa può essere colta da molteplici punti di vista, senza dover seguire regole e obblighi. Opere che rimandano alle atmosfere fiabesche di Paul Klee e nell’uso di una tavolozza che rimanda agli sfondi di Franz Marc. Opere, quelle di Serena Casali che si fanno metafora di libertà, di come spesso l’essere umano riesca a liberarsi delle catene che lo tengono immobilizzato in situazioni che lo portano a vivere in un impasse, apparentemente senza via di ritorno. Le aurore boreale, altro soggetto da lei amato, ci proiettano in una dimensione magica, fiabesca, trasportandoci in terre a noi lontane, la cui eco bisbiglia alle nostre orecchie racconti di tradizioni, leggende, storie declinate in una dimensione avulsa dal nostro tempo e dal nostro spazio contingente. Tutto è in continua evoluzione, nulla è mai uguale a se stesso, effetti luminosi che si intersecano gli uni negli altri, ogni singolo istante è originale in quanto diverso da ciò che è stato e
che sarà. La sua scultura si impregna di realismo, arrivando a plasmare la materia vergine donando forma all’informe, dando voce a ciò che prima taceva, facendo sì che ogni sua scultura possa raccontarci la sua piccola, grande storia personale. I suoi ritratti portano con sé sacralità, perché
ogni volto, da lei scolpito, simboleggia un’identità fisica data da occhi, naso, bocca, capelli ma soprattutto da un mondo emozionale. Nei suoi ritratti scorgiamo dettagli che arrivano a connotare il soggetto rappresentato. Sculture che portano l’osservatore a meditare, riflettere sulle molteplici
situazioni che l’esistenza ci offre e ci permette di vivere nel nostro andare quotidiano, Utilizza anche l’antica tecnica giapponese del Kinztugi, che consiste nell’utilizzo di oro e argento liquido o lacca con polvere d’oro per riparare oggetti in ceramica o di vasellame che precedentemente erano
stati rotti in tanti pezzi. Ciò che prima era distrutto ora ritrova una nuova vita, una nuova opportunità, Da una ferita o da un’imperfezione si può rinascere con forza maggiore, e ciò accade ad ognuno di noi quando ci troviamo a cadere, a soffrire, a lasciarci conquistare dal buio, possiamo,
trovando la forza di riaggiustare i nostri pezzi infranti, di ridarci una nuova opportunità, di ripartire totalmente diversi rispetto a ciò che siamo stati precedentemente.

Dott.ssa Ombretta Frezza
Critica e Storica dell’Arte
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