TIZIANA COMIS

Il mosaico 

Tiziana Comis

Tiziana Comis nasce a Losanna (Svizzera) nel 1961, da genitori italiani provenienti dall’Alto Adige (San Candido). Dopo gli studi musicali e di pianoforte presso il Conservatorio di Musica di Bolzano, interrotti al 4° anno, si trasferisce in Veneto, dove inizia ad approfondire autonomamente le arti visive, da sempre in cima ai suoi interessi. Tornata a Bolzano, dopo un periodo di formazione, svolge in forma autonoma la professione di project manager per eventi culturali (mostre e concorsi d’arte), e ottiene un finanziamento dal Fondo Sociale Europeo con il quale apre uno sportello per la consulenza e la promozione dell’imprenditoria femminile. Nel contempo il suo interesse per l’arte si focalizza sul mosaico e si reca a Ravenna, nella cui Accademia di Belle Arti approfondisce lo studio del mosaico bizantino e contemporaneo.

In parallelo con l’attività di gestione progetti, realizza mosaici con tecniche contemporanee, utilizzando un gran numero di materiali, sia tradizionali (smalti vetrosi e oro) sia inconsueti, provenienti dal mondo naturale (pietre) o da quello industriale (scarti). Se dapprima affronta il mosaico murale (pannelli da appendere) successivamente intuisce le grandi potenzialità espressive e decorative del mosaico inserito in mobili-scultura, che inizia a disegnare e realizzare nel suo atelier-laboratorio, ricavato in un vecchio cascinale piemontese, situato sulle Alpi Cozie (Paesana - Cuneo). Inizia a promuovere attivamente la sua arte, e CHAIR 14.1, una delle sue sedie-scultura, è in mostra permanente alla Galleria InArtTendu di Aosta.

Nel 2020 prende parte alla Mostra d’Arte Contemporanea PAESANA ART EXPO. È, inoltre, l’ideatrice e project manager del progetto multimediale GARDENS, attorno al quale si è sviluppato il collettivo artistico LIBRA assieme al compositore di musica d’avanguardia Manuel Chieregato e al regista e videoartista Vittorio Gazzera.

Note tecniche - ovvero il mosaico come lo vedo io

Durante i miei studi all'Accademia di Belle Arti di Ravenna, sono rimasta affascinata dal rapporto che si instaura tra materiali, colori e trame diversi. Attualmente sono coinvolta nella sperimentazione di nuove tecniche per creare modelli e complementi d’arredo di grande impatto visivo, utilizzando materiali diversi e insoliti.

I miei mosaici sono realizzati con la tecnica bizantina “contemporanea”, utilizzando vari materiali lapidei, metalli, smalti vetrosi veneziani uniti con malte di diversi colori, origini e formule. Gli smalti vetrosi, che acquisto nel formato di “piastre” irregolari (ma per i lavori che richiedono estrema precisione esistono anche già in tessere pretagliate a macchina) da fornitori veneziani e friulani, vengono da me tagliati a mano, utilizzando gli strumenti più antichi del mondo: una martellina e un tagliolo infisso in un ceppo di legno - questa modalità di taglio è così antica che ne esistono

raffigurazioni provenienti dal mondo classico greco e latino.

Utilizzo anche materiali derivati dalla produzione industriale o scarti (metallo, vetro, legno, plastica, tessuti, componenti elettronici, ecc.…). Il mosaico si presta bene a decorare varie superfici, dalla dimensione più piccola a quella più grande: in quest’ultimo caso li eseguo in sezioni, facili da trasportare e da installare su qualsiasi superficie, Per evitare distacchi di solito vengono protetti, una volta ultimati, da una leggera mano di una resina speciale, che ne esalta i colori ed impedisce a polvere ed umidità di intaccarne la superficie.

Ho alcuni “temi principali”, che amo molto, e che utilizzo in infinite varianti: l’andamento delle linee che si ritrovano in natura (le onde dell’acqua, le venature dei legni, l’intrico dell’erba), i disegni geometrici della tessitura popolare, i contrasti tra colore, testura e brillantezza.

Dal mio punto di vista un mosaico deve “bastare a sé stesso”: per questo motivo non ho mai amato molto il mosaico di genere figurativo (dal momento che con il pennello si fa prima e meglio!) ma prediligo i motivi astratti che mettano in risalto unicamente le proprietà dei materiali (cemento e leganti compresi), impiegandoli con rigore formale “tradito” però dalla libertà esecutiva.

Non amo molto neppure la trasposizione di un quadro con il mosaico, quasi che esso sia un’arte minore rispetto alla “più nobile pittura”, o tutt’al più una tecnica decorativa di carattere artigianale; devo osservare, però, che il mosaico è davvero “pittura per sempre” nel senso che, se debitamente isolato da polvere e umidità, è in grado di eternare i colori per sempre, dato che i materiali non scoloriscono né si modificano col tempo (probabilmente solo l’affresco ad uovo possiede la medesima qualità di conservare i pigmenti inalterati per secoli).

Un committente, dunque, che desiderasse un’opera “eterna” (anche di carattere figurativo, o uno stemma, o un decoro) può tranquillamente pensare al mosaico come soluzione esecutiva.

Possiamo dire, anche, che il mosaico è l’”anello mancante” tra pittura e scultura, non essendo né l’una né l’altra: della pittura ha colore e qualità visiva, della scultura ha forma e qualità tattile. Forse solo l’arte tessile si avvicina alle complesse qualità visive e tattili del mosaico: non per nulla “tessere” è un termine comune ad ambedue!

All’obiezione che il mosaico sarebbe una tecnica superata, fuori moda, rispondo che, come per tutte le cose “antiche”, dipende da chi lo usa rieditarlo con nuovi impieghi e pattern visivi. La storia dell’arte è fatta di corsi e ricorsi: proprio quando sembrava che la pittura ad olio fosse tramontata per sempre, seppellita dall’avanzata della tecnologia, ecco che fa capolino una nuova generazione di artisti che, facendo proprie le tecniche antiche, inventa una pittura “nuova” - il mosaico non fa eccezione.

Oltre ad acquistare gli smalti e l’oro veneziano, raccolgo personalmente pietre, metalli, vetro e quant’altro: non si può credere quanta bellezza stia nei materiali di scarto ... quante combinazioni meravigliose esistano. Fortunatamente, la scelta è vasta e molti sono i "siti di approvvigionamento". Spesso durante le mie passeggiate cerco di annotare mentalmente il luogo in cui ho intravisto della bella pietra, del metallo interessante gettato via: anche la discarica di materiali da costruzione è sempre interessante da visitare.

Per le sedie-scultura, che sono suddivise in 14 serie, mi avvalgo (nella Serie 13) della collaborazione di fabbri che realizzano le sedie in ferro, su mio disegno. Successivamente le vernicio, oppure ne provoco/accelero l’arrugginimento, tramite spalmatura di aceto. Utilizzo materiali vetrosi e lapidei per il mosaico: nel caso della sedia 13-1, il cui colore dominante è verde acqua, le tessere hanno un andamento a flusso d’acqua, non troppo insistito, con tratti di carattere puramente pittorico. L’inserimento di oro veneziano è finalizzato ad accrescere la brillantezza del tessuto musivo, che viene resa al meglio se la sedia viene messa perfettamente di fronte da una fonte di luce (in altre posizioni il mosaico si “spegne”).

Per la serie di sedie n. 12, realizzata da me nonostante io non sia affatto, ahimè, un falegname, ho voluto affrontare l’antica tecnica giapponese dello Shou Sugi Ban (legno bruciato). Si tratta di un metodo che è tornato di moda negli ultimi anni ed ha la finalità di rendere più durevole il legno, che diventa inattaccabile da muffe, insetti e quant’altro. Il legno, di cui brucio lo strato superficiale tramite un cannello da saldatore, è di solito abete: la tecnica dello Shou Sugi Ban prevede, infatti, l’utilizzo prevalente di conifere (in Giappone viene utilizzato il legno di cedro). Successivamente passo sul legno una mano di olio di lino cotto: il risultato finale è un meraviglioso colore nero satinato, molto resistente. Le sedie sono di forma regolare ma insolita; si tratta ovviamente di sedie-scultura.

ll mosaico incassato nello schienale riprende il motivo dei Pezot, i tappeti contadini noti in tutto l’arco alpino (ma anche in Norvegia, Slovacchia, Giappone, Canada), che venivano (e vengono ancora) fabbricati con strisce di vecchi tessuti e stracci di diversi colori – un motivo che mi ha sempre affascinato per la sua semplicità e le sfumature assolutamente casuali che si creano tessendo una riga sopra l’altra, in una serie infinita di combinazioni.

Il motivo del pezot viene spezzato e ricomposto a file alterne, espediente che crea dei rettangoli sfalsati e sovrapposti, volutamente irregolari, come irregolare è la tessitura casalinga – i materiali lapidei e vetrosi sono giustapposti alla superficie liscia e regolare della malta, che in questo caso non viene nascosta dal mosaico infisso in essa, ma fa parte integrante della testura, creando un piacevole contrasto liscio/ruvido, a cui fa da contraltare il contrasto coloristico tra la tinta sorda (e uniforme) del legante “a vista” e quelle brillanti del mosaico.

Concludendo, a mio avviso la cosa più importante di tutte è questa: le sedie-scultura, così come tutti i mosaici che prevedano l’uso di smalti vetrosi, oro e metalli, DEVONO venire esposte di fronte ad una fonte di luce, altrimenti si “spengono” e tornano opache come i mosaici di marmo di tipo romano.

Un mosaico di tipo bizantino DEVE rifrangere la luce (anche quando è poca), ed è visibile perfino nella semi oscurità, ponendo l’opera in una dimensione suggestiva, oserei dire “spirituale”: questo infatti era l’effetto cercato dagli antichi mosaicisti che lavoravano nelle basiliche bizantine - la luce delle candele si rifrangeva in mille scintille, grazie ai mosaici sulle pareti - lo spettacolo era straordinario.

L’unico artista che capì l’importanza di questo effetto (e che in effetti “riscoprì” il mosaico dopo secoli di oblio) fu Gustav Klimt. Nel progettare il costosissimo fregio della sala da pranzo di Palazzo Stoclet, a Bruxelles (quello dove compare il famoso “Bacio”), Klimt ordinò che l’unica fonte di illuminazione fossero i candelabri: solo così, infatti, durante le cene di gala, le pareti avrebbero scintillato come gemme, grazie alla profusione di oro e smalti - l’effetto era sicuramente fiabesco, soddisfacendo appieno il bisogno di stupire gli ospiti del ricchissimo committente.

Perché il mosaico bizantino, pur se “modernizzato”, si pone in totale controtendenza rispetto ai diktat di certa arte contemporanea: la sua bellezza è indistruttibile come quella di un gioiello - è soprattutto, ancora e sempre, sfarzo e splendore che sfidano i secoli.

LE MIE OPERE

CHAIR serie 12, n.1

Anno: 2020
Dimensioni: alt.. cm 150 / largh. cm 68 

Tecnica: Sedia-scultura in legno antico di castagno, bruciato (tecnica Shou Sugi Ban)

Mosaico in smalti veneziani, oro, ocra rossa (bol) della Val di Fassa, arenarie di Val Gardena, marmo cristallino rosa Portogallo, diaspro rosso, vetro, cemento H40 grigio chiaro, consolidante Paraloid.

CHAIR serie 12, n.2

Anno: 2020

Dimensioni: alt. cm 150 / larg. cm 40

Tecnica: Sedia-scultura in legno di abete bruciato (tecnica Shou Sugi Ban)

Mosaico in smalti veneziani, oro, ocra rossa (bol) della Val di Fassa, arenarie di Val Gardena, marmo cristallino rosa Portogallo, diaspro rosso, vetro, legante H40 grigio chiaro, consolidante Paraloid.


CHAIR serie 13, n.1 
  
Anno: 2020
Dimensioni: alt. cm 140 / larg. cm 80

Tecnica: Sedia-scultura in ferro arrugginito (fabbro Elio Galliano, Revello)

Mosaico in smalti veneziani, oro, vetro, pietra verde di Livinallongo, cemento H40 grigio chiaro, consolidante Paraloid.

Materiale per CHAIR 13.1:

smalti veneziani sabbiati (fucine Orsoni) verde acqua, oro veneziano, vetro dalles, pietra verde di Livinallongo, cemento H40 grigio chiaro, martellina.

CHAIR serie 13 

N.1: particolare

CHAIR serie 14, n.1 

  Anno: 2018

Dimensioni: alt. cm 140 / larg. cm 60

Tecnica: Sedia-scultura in ferro verniciato nero (fabbro Bob Pasqua, Bolzano) 

Mosaico in pietra arenaria di vari colori, oro veneziano, vetro marrone di bottiglia bordolese, cemento H40 grigio scuro, foglia d’oro, consolidante Paraloid

CHAIR serie 14, n.1 

Anno: 2018

Dimensioni: alt. cm 140 / larg. cm 60

Tecnica: Sedia-scultura in ferro verniciato nero (fabbro Bob Pasqua, Bolzano)

Mosaico in pietra arenaria di vari colori, oro veneziano, vetro marrone di bottiglia bordolese, cemento H40 grigio scuro, foglia d’oro, consolidante Paraloid.

DRAVA 1
Anno: 2003
Dimensioni: alt. cm 105 / larg. cm 65
Tecnica: pannello in compensato marino, cemento grigio chiaro, mosaico in smalti veneziani sabbiati, pietra verde di Livinallongo, oro veneziano

DRAVA 1

particolare

DRAVA 2

Anno: 2003
Dimensioni: alt. cm 105 / larg. cm 65
Tecnica: pannello in polistirene, cemento grigio chiaro e scuro, mosaico in foglio di alluminio satinato (interno lattine di birra)

DER RITTER – dal fregio di Palazzo Stoclet,( Gustav Klimt)

Anno: 2000
Dimensioni: alt. cm 105 / larg. cm 65
Tecnica: pannello in compensato, cemento grigio chiaro, mosaico in smalti veneziani, oro, marmi (botticino, rosso e rosa veronese, cristallino bianco di Lasa, nero Tarquinia), arenaria, pietre dure.


HOMMAGE A’ P. KLEE
Anno: 2018
Dimensioni: lunghezza cm 105 / larghezza cm 62 / altezza cm 68
Tecnica: tavolino in metallo verniciato antracite (fabbro Aldo Bonansea, Paesana), mosaico in smalti veneziani, pietra arenaria di vari colori, marmi (rosso veronese, botticino, cristallino di Lasa, nero Tarquinia) porfido viola di Bolzano, oro, vetro di bottiglia marrone, consolidante Paraloid

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